C’è uno striscione che da anni campeggia sulla piazza di Farra di Mel: To’Vegna con Tocatì — Buona Pratica UNESCO. Lo avevamo visto circolare nel gruppo di chi fa parte della rete di Tocatì, e ci aveva sempre detto qualcosa. Ma vederlo dal vivo, capire il peso di quelle parole per chi ci vive sotto ogni giorno, è stata un’altra cosa.
Dal 30 aprile al 2 maggio, il team di Associazione Giochi Antichi ha raggiunto Farra di Mel, frazione di Borgo Valbelluna, poco più di quattrocento abitanti, un altopiano a trecento metri con il carattere delle montagne, per incontrare una delle comunità ludiche più vive d’Italia: i giocatori e le giocatrici di To’Vegna. Due progetti, un unico viaggio.

Un itinerario a più voci
Il 30 aprile, nell’ambito di Living Heritage Journeys, il progetto europeo dedicato ai viaggi del patrimonio vivente come strumento per un turismo sostenibile, è stata una giornata di ascolto e di cammino. Antonella e sua figlia Isabella ci hanno guidato in un itinerario che comincia dalla cappella di Sant’Antonio Abate e si snoda tra i caséi, le costruzioni agricole in pietra che punteggiano i prati, e poi le pose, i canali, i pozzi e i lavatoi. Sotto i nostri piedi, risorgive e stratificazioni dell’ultima glaciazione. Sopra, le Prealpi e le Dolomiti a disegnare l’orizzonte.
Il viaggio ci ha portato a Pian del Toro, quello che un tempo era il cuore di Farra: forge, botteghe, carri, mercanzie. E un terreno dove si giocava a To’Vegna. Il gioco ha seguito gli abitanti quando il centro si è spostato. Si è adattato, come sempre fanno i giochi, le tradizioni vive.
Alla Latteria, cooperativa turnaria oggi trasformata in museo, abbiamo capito qualcosa di più sulla struttura profonda di questo paese: ogni famiglia portava il proprio latte, e da quel gesto quotidiano nasceva comunità. Non è poi così diverso da quello che succede ancora oggi in piazza.
Le regole non si spiegano a parole
Alla domanda su come si gioca al To’Vegna, la risposta è arrivata chiara: non si può spiegare. Si capisce solo giocando!
È il primo insegnamento che Farra ti dà. Si gioca con le mani, le braccia, le gambe, i piedi, ma se la pallina colpisce la parte centrale del corpo è fallo. Si gioca con la piazza intera: le case, le finestre, i tetti, le grondaie, le persone sedute intorno. Le cacce (bastoni in legno colorato) disegnano linee immaginarie, spostano il terreno, determinano i punteggi. Un sistema di regole talmente radicato nei luoghi da essere, letteralmente, incomprensibile fuori da lì.
Le linee gialle che delimitano il campo ricordano il muro di un’osteria demolita anni fa. L’osteria non c’è più, ma è ancora lì, impressa nella memoria del gioco e della comunità. Un cartello in piazza racconta queste trasformazioni, perché niente qui viene dimenticato in silenzio.
Ogni lunedì c’è la Scuola del To’Vegna, per i più piccoli. La comunità pensa al futuro del gioco, che è il suo futuro.
Il torneo del primo maggio
La sera del 30 aprile, il bar Tucano è il luogo di tutto: sorteggio delle squadre, preparativi, aria di vigilia. Il torneo del primo maggio è una festa che sospende il tempo, nel senso migliore, quello in cui smetti di guardare l’orologio perché non ne hai bisogno.
Valentino, giovane giocatore, ci ha raccontato i momenti chiave di questa storia recente: il viaggio al festival Tocatì nel 2010, la scoperta che quello che si faceva a Farra aveva un nome e un posto nel mondo. Il Covid, e la salvezza di poter continuare a giocare all’aperto. Il riconoscimento UNESCO, che ha restituito al gioco tutta la sua portata, sociale, storica, culturale, e ha aperto gli immaginari locali a una responsabilità più grande.
Pier Paolo, che viene da fuori, ha trovato nel To’Vegna un linguaggio per diventare parte di questa comunità. I foresti, li chiamano, gli stranieri, i nuovi arrivati. La piazza li accoglie. Il gioco li accoglie.
Dopo il pastìn, carni di produzione locale, preparate con cura siamo rimasti a cantare al bar Tucano fino a tarda notte. Eravamo lì da due giorni. Ci sentivamo a casa.
Una tavola rotonda, sopra il museo del latte
Il 2 maggio, nella sala sopra la Latteria, dove Riccardo, giovane giocatore appena tornato dal Giappone ha allestito una mostra fotografica, si è tenuta la tavola rotonda di presentazione del progetto FESR Tocatì. La cultura in gioco come patrimonio condiviso. Intorno al tavolo: il presidente e il team di AGA, l’assessore alla cultura di Borgo Valbelluna, la rappresentante del Consorzio turistico, i giocatori del CRAL Farrese, vecchi e nuovi abitanti.
Ne siamo usciti più consapevoli, più forti. Con l’idea che siano proprio le piccole comunità di montagna a indicare una via: quella di chi sa stare insieme, trasmettere, accogliere, rinnovarsi senza perdere il filo.
Rudy ricordava il paese antico. Il giovane brasiliano che studia a Padova e lavora al bar il fine settimana guardava avanti. Riccardo tornava dal Giappone e appendeva le sue foto al muro del museo del latte.
Farra è casa. Per chi ci è nato. Per chi ci è arrivato. E, per qualche giorno, anche per noi.
Living Heritage Journeys è un progetto europeo dedicato ai viaggi del patrimonio vivente – per un turismo sostenibile. L’uscita a Farra di Mel si inserisce nell’ambito del progetto PR FESR Veneto, 2021-2027 – “Rafforzare il ruolo della cultura e del turismo sostenibile nello sviluppo economico, nell’inclusione sociale e nell’innovazione sociale” .